Approfondimenti, Tè Matcha

La Cerimonia Tradizionale del Tè Matcha

La cerimonia del tè ha origini antichissime è nata nei monasteri buddisti, dove il consumo del tè era un valido sostegno per mantenere svegli i monaci durante le lunghe pratiche meditative e favorire la concentrazione. La cerimonia nello stile che conosciamo oggi il ‘cha no yu’ -che significa acqua calda per il tè – fu riformata nel 1500 dal maestro Sen no Rikyu.

I quattro principi su cui si basa il ‘cha no yu’ sono: armonia, rispetto, purezza e tranquillità. Queste dimensioni pervadono la relazione ospite-invitato, la gestualità, gli oggetti scelti, l’ambiente ed il cibo servito.

I maestri del tè sono stati e sono arbitri del gusto in molte arti sussidiarie che il cha no yu presuppone: architettura, giardinaggio, ceramica, lavorazione del metallo, laccatura, e arte di disporre i fiori (ikebana).

La stanza del tè contiene pochi oggetti dalle linee pure e di grande forza espressiva, è un ambiente essenziale che esalta la bellezza e le arti come la pittura e la calligrafia e l’artigianato prezioso delle ceramiche e delle stoffe per gli abiti.

Si tratta di una vera pratica spirituale poiché attraverso il rituale e la contemplazione della bellezza è possibile distaccarsi dalla faccende mondane e raggiungere la consapevolezza interiore.

La preparazione della cerimonia del tè comincia quando vengono fatti gli inviti. Alla data fissata gli ospiti sono accolti, si raggiunge la stanza del tè attraverso un giardino Zen che infonde tranquillità allo spirito, arrivati gli ospiti si lavano le mani e accedono quindi alla stanza del tè attraverso una porticina bassa che costringe a piegarsi in segno di umiltà. Ciascuno ha un posto assegnato.

La stanza del tè (chashitsu), nello stile più semplice, è costituita da quattro tatami e mezzo e ospita fino a cinque persone. All’interno c’è il tokonoma, che è una nicchia rialzata, dove sono appese pergamene illustrate e i fiori recisi scelti in armonia con la stagione in corso. Spesso un solo fiore in un vaso si fa ammirare per la sua unica bellezza.

La semplicità ‘il vuoto’ della stanza del tè è la dimora della immaginazione e della bellezza, infatti secondo la filosofia taoista la vera bellezza poteva essere scoperta solo dalle menti in grado di completare l’incompleto.

 

La cerimonia del tè si articola in tre momenti: kaiseki – è offerto pasto leggero – koicha – momento del tè denso – e usucha – momento del tè più fine. Il tè consumato è proprio il Matcha Grado Cerimoniale che viene preparato dal teishu, colui che serve il tè, con gli utensili dedicati e di fronte agli ospiti.

I partecipanti devono essere inginocchiati sul tatami, il maestro del tè serve il tè in una sola tazza, la Chawan la stessa per tutti gli ospiti, ruotandola tre volte nel palmo della mano in modo da avere di fronte la decorazione interna della tazza, mentre chi viene servito vede la decorazione principale all’esterno della tazza e a sua volta dovrà ruotarla in modo da non bere dal lato della decorazione. Ogni volta che un invitato beve la tazza viene lavata dal teishu e la cerimonia procede. Porgere una tazza di tè è molto più che un gesto di cortesia: è un invito a condividere un luogo, un tempo, un sentire interiore

Durante la cerimonia gli ospiti si sentono liberi di conversare, secondo un frasario usuale, o di osservare in silenzio secondo il loro desiderio.

La teiera, gli altri utensili e nello specifico la tazza Chawan sono oggetti ‘preziosi’ che vengono apprezzati e commentati a fine cerimonia.

Il rituale è un metodico percorso per predisporsi al meglio ad un momento più solenne e profondo:   colui che vi partecipa durante la cerimonia deve raggiungere le quattro virtù: armonia, rispetto, purezza e serenità.

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